| Tonto el que lo lea |
CRONICA DELL´AVULONE:
“Insurrezione sopra il Danubio”
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ετεροδοξος | Bratislava
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Era un dolore e l'attraversavamo noi, la sofferenza, la lievità della sofferenza, verso un piacere che cresce ancora, che geme nel buio: il destino.
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Ebbe potuto concepire ed essere una donna più che mai sotto gli occhi azurri e salmastri dei figli dell'ingenieria. Poté essere un ventre civile, un ventre per la cittadinanza. Non saperlo era il modo più certo di non guardarci, di non guardare i passi sul ponte. Ed è quello, che ascoltavamo. E lo vedevamo nelle finestre.
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Il destino. Se una insurrezione scompare come se non ci fossero più i fiori nei fogli dei libri. Se lì ci rimangono i nostri figli non nati. È l'altra riva. Alla quale attraversiamo.
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Se una insurrezione era un sorriso che avevamo sentito in più fotografie. Come l'altra riva del Danubio. Se i nostri figli tagliati con la serietà nera che rivola nei sobborghi industriali. La serietà che non sente più le carezze nelle mani. La serietà che gira testa e soltanto guarda verso il fiume. Voce per vestire la nudità, accecare il corpo. Tutto l'altro era un dolore e l'attraversavamo noi.
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