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| Tonto el que lo lea |
M A N I F E S T I |
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MANIFESTO DEL FUTURISMO
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Francesco Tomasso Marinetti | Parigi, 1909
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[ 1 ] - Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
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[ 2 ] - Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
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[ 3 ] - La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggresivo, l'insonnia febbrile, el passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
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[ 4 ] - Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano addorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un aautomobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
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[ 5 ] - Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
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[ 6 ] - Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
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[ 7 ] - Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
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[ 8 ] - Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli! Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
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[ 9 ] - Noi vogliamo glorificare la guerra -sola igiene del mondo-, il militerismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, lebelle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
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[ 10 ] - Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademmie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
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[ 11 ] - Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore cotturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fiumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un lucchichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudir ecome una folla entusiasta. È dall'Italia, che noi lanciamo nel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquari. Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli. Musei: cimiteri! Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo pareti contese!
Che vi si vada in pellegrinaggio una volta all'anno, come si va al camposanto nel Giorno dei Morti, ve lo concedo. Che una volta all'anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo. Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire? E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell'artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al suo desiderio di esprimere interamente il suo sogno? Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un'urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.
Volete dunque sprecare tutte le vostre forze migliori, in questa eterna e inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti? In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvari di sogni crocifissi, registri di stanchi troncati!) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolngata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa Per i moribondi, per gl'infermi, per prigioneri, sia pure:
- L'ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poiché per essi l'avvenire è sbarrato... Ma no i non vogliamo più saperne del passato, noi giovani e forti futuristi! E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli Suvvia! Date fuoco agli scaffali delle biblioteche! Sviate il corso dei canali, per inondare i musei! Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere estinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose! Impugnate i picconi, le scuri, i martelli, e demolite, demolite senza pietà le città venerate!
- più anziani, fra noi, hanno trent'anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l'opera nostra. Quando avremo
quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili.
- Noi lo desideriamo!
Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, già promesse alle catacombe delle biblioteche.
Ma noi non saremo là. Essi ci troveranno alfine una notte d'inverno, in apreta campagna, sotto una triste tettoia tamburrellata da una pioggia monotona, e ci vedranno accoccolati accanto ai nostri aeropiani trepidanti e nell'atto di scaldare le mani al fuocherello meschino che daranno i nostri libri d'oggi, fiammeggiando sotto il volo delle nostre immagini.
ssi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un odio tanto più implacabile inquantoché i loro cuori saranno ebbri di amore e d'ammirazione per noi. La forte e sana Ingiustizia scoppierà radiosa nei loro occhi. L'arte, infatti, non piò essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia! I più anziani fra noi hanno trent'anni: eppure, noi abbiamo già sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore, d'audacia, d'astuzia e di rude volontà; li abbiam gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposare mai, a perdifiato. Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza, poiché sono nutriti di fuoco, di odio e di velocità...! Ve ne stupite? È logico, poiché voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto! Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora la nostra sfida alle stelle! Ci opponete delle obiezioni? Basta! Basta! Le conosciamo... Abbiamo capito! La nostra bella e mendace intelligenza si afferma che noi siamo il riassunto e il intendere! Guai a chi ci ripeterà queste parole infami!
Alzate la testa!
Ritti su la cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!
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| Ame a sus vecinos. Sea feliz. Sonría.
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¿Es usted extranjero en algún país del mundo? ¡Cuidado! Es usted sospechoso de TERRORISMO
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